L'egittologo statunitense James Henry Breasted la definì "la prima grande donna della storia di cui noi abbiamo notizia", ed è per questo che il nome di Hatshepsut risplende da millenni.
Celebrata come il primo faraone donna d'Egitto, fu in realtà la seconda sovrana a portare con certezza questo titolo, dopo Nefrusobek della XII dinastia. Eppure è lei la regina che il mondo ricorda con ammirazione.
Hatshepsut guidò per oltre vent'anni un Egitto florido, potente e ricco di ambizioni. Il suo regno, lungo e prospero, le diede una solidità eccezionale.
Intorno al settimo anno di regno compì una scelta audace: governare come faraone, con piena autorità.
Si fece ritrarre con la barba cerimoniale e la doppia corona dell'Alto e del Basso Egitto e adottò i titoli e i simboli dei re, celebrando con fierezza il profondo concetto egizio di dualità.
Per consolidare il suo potere creò l'affascinante leggenda della sua nascita divina: il dio Amon, con le sembianze di Thutmose I, si unì alla regina Ahmose, donando all'Egitto una figlia destinata al trono.
Ancora oggi la sua storia incanta e ispira il mondo intero.
Hatshepsut nacque intorno al 1506-1493 a.C., figlia del re Thutmose I e della Grande Sposa Reale Ahmose, un lignaggio prestigioso che poche principesse potevano vantare.
Era l'unica figlia nata dall'unione ufficiale tra il faraone e la sua sposa legittima, un privilegio raro e prezioso. Thutmose I fu un sovrano energico che in soli tredici anni ampliò con grande abilità i confini dell'impero.
Dalla regina Ahmose, probabile sorella di Amenofi I, nacquero Hatshepsut e sua sorella Nefrubiti.
La principessa discendeva dai gloriosi faraoni che avevano liberato l'Egitto dagli Hyksos. Portava inoltre il titolo di "Divina Sposa di Amon", eredità della veneratissima regina Ahmose Nefertari, sua nonna o bisnonna: il vertice del potere femminile egizio.
Fin da bambina, Hatshepsut era destinata alla grandezza.
Nella corte dei faraoni il matrimonio tra fratelli era una tradizione diffusa. I sovrani erano considerati divinità in terra e, seguendo l'esempio di Iside e Osiride, fratelli e sposi, rispecchiavano l'armonia cosmica e custodivano la purezza della stirpe reale come l'oro più prezioso.
Thutmose I ebbe anche un figlio, Thutmose II, nato dalla sposa secondaria Mutnofret. Sebbene Hatshepsut possedesse il sangue reale di entrambi i rami della famiglia, il trono passò al fratellastro.
Tra i quindici e i vent'anni, alla scomparsa del padre, Hatshepsut sposò Thutmose II, al quale il suo prestigioso sangue reale conferì piena legittimità sul trono. Divenne così Grande Sposa Reale, e dalla loro unione nacque la figlia Neferura.
Accanto a un sovrano dal carattere più riservato, Hatshepsut mostrava già una personalità brillante e determinata.
Il futuro Thutmose III, destinato a diventare uno dei più grandi condottieri d'Egitto, nacque dalla sposa secondaria Iside. Presto Hatshepsut avrebbe scelto di guidare lei stessa il destino dell'Egitto.
Dal 1478 al 1458 a.C., Hatshepsut guidò la XVIII dinastia verso una delle epoche più splendenti della civiltà egizia, fatta di pace, prosperità e grandiosi cantieri lungo il Nilo.
Celebrata come grande costruttrice, Hatshepsut fu anche una leader determinata: durante il suo lungo regno organizzò almeno sei campagne militari per proteggere i confini dell'Egitto.
Già da reggente guidò personalmente le truppe verso la Nubia, dimostrando il coraggio di un vero faraone. Le campagne successive raggiunsero le regioni siro-palestinesi, e negli ultimi anni Thutmose III assunse un ruolo sempre più centrale, arrivando fino a Gaza.
L'influenza egizia si estendeva dalla Nubia fino alla Siria e alla Palestina. La vera grandezza di Hatshepsut, però, fu la sua visione commerciale:
la leggendaria spedizione nella Terra di Punt portò in Egitto profumi, alberi esotici, avorio e meraviglie preziose, immortalate sulle pareti del suo tempio funerario.
Al suo fianco brillava Senenmut, consigliere di fiducia, supervisore del palazzo reale e tutore di Neferura, insignito di numerosi titoli prestigiosi.
Partito da una famiglia semplice di Ermonti, conquistò con talento i vertici del regno e contribuì a progettare lo splendido tempio di Djeser-Djeseru, un capolavoro che incanta ancora oggi.
Nelle statue e nei rilievi Hatshepsut appariva con gli abiti e l'aspetto di un faraone, affermando con eleganza e forza crescente la sua piena autorità regale.
L'eredità architettonica di Hatshepsut è tra le più splendide dell'antico Egitto: centinaia di edifici tra l'Alto e il Basso Egitto, più maestosi e ambiziosi di quelli del Medio Regno.
Grazie alla sua visione, l'antica Tebe si trasformò in un capolavoro, e ogni tempio, obelisco e colonna celebra ancora oggi la sua grandezza.
Sulla riva occidentale del Nilo, a Deir el-Bahari, l'architetto Senenmut creò un tempio che appare come un sogno di pietra, allineato con il grande tempio di Amon a Karnak.
Tre eleganti terrazze salgono verso la parete rocciosa, con una profondità di circa 200 metri e una larghezza di circa 100 metri sulla seconda terrazza.
Il suo nome, Djeser-Djeseru, significa "Sublime dei sublimi". Dedicato a Hatshepsut e a suo padre Thutmose I, sorge in un luogo sacro alla dea Hathor.
Durante il solstizio d'inverno la luce del sole entra nella cappella più interna e illumina una grande statua di Osiride, una meraviglia nata da una raffinata conoscenza del cielo.
A Karnak Hatshepsut innalzò due obelischi gemelli dopo il quarto pilone. Uno svetta ancora oggi con i suoi 29,56 metri e circa 323 tonnellate: è il più alto obelisco d'Egitto giunto fino a noi, secondo al mondo solo all'obelisco lateranense di Roma.
La sommità del secondo, alta circa 11 metri, è stata recentemente rieretta, restituendo a Karnak un frammento del suo splendore.
Hatshepsut riportò allo splendore il Recinto di Mut, dedicato alla dea sposa di Amon, e a Karnak costruì la magnifica "Cappella Rossa", destinata alla barca sacra.
Le sue pareti, finemente scolpite, narrano i momenti più importanti della vita della sovrana come le pagine di un libro di pietra.
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Sulle pareti del tempio di Deir el-Bahari, Hatshepsut scolpì la propria storia sacra: un magnifico ciclo di immagini dedicato alla sua nascita divina, capolavoro della propaganda reale egizia, creato per celebrare il diritto di una donna alla corona.
Con l'incoronazione, Hatshepsut divenne una divinità incarnata. Per consacrare questo momento straordinario proclamò sui monumenti la sua origine divina: era figlia di Amon-Ra, il grande dio solare che aveva assunto le sembianze di Thutmose I.
I rilievi la mostrano come prescelta da Amon, insieme sua sposa e sua figlia, una posizione di assoluto prestigio agli occhi del popolo egizio.
Il racconto inizia in cielo, dove Amon, seduto in trono, annuncia a dodici divinità una nascita speciale e affida a Thot il compito di trovare la regina Ahmose.
Con l'aspetto di Thutmose I, il dio raggiunge la regina e le avvicina al volto l'ankh, simbolo della vita, mentre le dee Selkis e Neith sorreggono il loro letto.
Il dio vasaio Khnum plasma poi il corpo e il ka della piccola Hatshepsut. Al momento della nascita, sette metri di parete si animano di divinità come Iside, Nefti, Bes e Tueret, riunite per accogliere la futura regina, mentre dodici geni compongono i quattordici ka reali del faraone.
Con grande intelligenza politica, Hatshepsut onorò Thutmose I come padre terreno e fonte della sua regalità, attribuendo ad Amon il diritto divino alla corona.
Così unì la successione umana a una splendida investitura celeste: era nata, per volere degli dei, per regnare.
Già da Grande Sposa Reale, Hatshepsut iniziò a progettare la sua dimora eterna.
Salita al trono, ampliò con grande ambizione la tomba KV20 della Valle dei Re, creata per suo padre Thutmose I, aggiungendo una nuova camera sepolcrale per riposare accanto a lui per l'eternità.
Hatshepsut si spense il 16 gennaio del 1458 a.C. e fu probabilmente deposta nella KV20.
Durante il regno di Thutmose III, la sua mummia fu forse trasferita nella tomba KV60, appartenente alla sua amata nutrice Sitra, dove riposò in una semplicità carica di mistero.
Nel 1903 l'archeologo britannico Howard Carter aprì la tomba KV60 e vi trovò due mummie, una nel sarcofago e l'altra adagiata sul pavimento. Carter richiuse la tomba, custodendo inconsapevolmente un segreto destinato a rivelarsi un secolo dopo.
Nel 2007 arrivò l'annuncio che emozionò il mondo intero: la mummia di Hatshepsut era stata identificata. Fu la scoperta più entusiasmante dai tempi del ritrovamento della tomba di Tutankhamon nel 1922.
La conferma nacque da un affascinante incontro tra scienza e archeologia. Un molare, custodito in un vaso canopo di Deir el-Bahari con il nome di Hatshepsut, fu esaminato con la TAC e combaciò perfettamente con la mascella della mummia della KV60.
Le analisi svelarono anche il lato più umano della sovrana: Hatshepsut visse circa cinquant'anni e affrontò con forza diverse condizioni di salute legate all'età.
Dietro l'immagine possente del faraone scolpita nella pietra emerge così una donna vera, e la sua storia risplende ancora di più.
Hatshepsut ha dimostrato che la vera grandezza risiede nella visione, nella diplomazia e nella capacità di costruire un'epoca di straordinario splendore.
Il suo regno ha regalato all'Egitto un periodo di prosperità economica, arte sublime e pace duratura, dimostrando che l'intelligenza e la determinazione femminile sanno lasciare un'impronta indelebile, destinata a brillare in eterno nella storia.
Hatshepsut è stata una delle pochissime donne a governare l'Egitto come un vero e proprio faraone con piena autorità regale.
Il suo regno di oltre vent'anni ha regalato alla XVIII dinastia un'epoca straordinaria di pace, commercio e capolavori architettonici.
Per affermare la propria legittimità al trono e rispettare la millenaria tradizione egizia, che associava il ruolo del faraone a un'iconografia precisa.
Adottare i simboli e i titoli maschili le permetteva di incarnare appieno la dualità e l'ordine cosmico del regno.
Fu una celebre missione commerciale organizzata da Hatshepsut per riaprire le rotte di scambio con una regione leggendaria.
L'impresa portò in Egitto beni di immenso valore come avorio, incenso, profumi e alberi esotici, immortalati sui rilievi di Deir el-Bahari.
È il monumentale tempio funerario di Hatshepsut situato sulla riva occidentale del Nilo, progettato dall'architetto Senenmut.
La struttura si distingue per le sue spettacolari terrazze a gradoni addossate alla parete rocciosa ed è considerata un capolavoro dell'architettura egizia.
La mummia, trovata nella tomba KV60, è stata identificata nel 2007 grazie a una TAC ad alta precisione.
Gli studiosi hanno scoperto che un molare conservato all'interno di un vaso canopo appartenente alla sovrana combaciava perfettamente con la sua mascella.
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