#5. Fayyum
A circa 100 chilometri a sud-ovest del Cairo si trova il Fayyum, un'oasi artificiale che rappresenta uno dei tesori nascosti dell'Egitto.
Questa regione, conosciuta come "il giardino d'Egitto", si distingue per la sua straordinaria combinazione di storia millenaria e bellezze naturali.
Nel cuore del Fayyum si trova il Lago Qarun, uno dei più antichi laghi naturali dell'Egitto, la cui storia risale a oltre 70.000 anni fa.
Questo specchio d'acqua salata, che si estende su una superficie di circa 231 km², ha giocato un ruolo fondamentale nella vita degli antichi egizi.
Durante la XII dinastia, il faraone Amenemhat III realizzò importanti opere idrauliche, tra cui l'escavazione del canale Bahr Yussef e la costruzione di dighe per il controllo delle inondazioni.
Particolarmente affascinante è il Wadi al-Hitan, un sito paleontologico riconosciuto come Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 2005.
Questo luogo straordinario custodisce centinaia di fossili di archeoceti, antichissimi progenitori delle odierne balene, fornendo prove cruciali sull'evoluzione dei cetacei da mammiferi terrestri a marini.
Il villaggio di Tunisi, situato sulla sponda meridionale del lago, rappresenta un centro culturale e artigianale di particolare interesse.
Trasformato negli anni Ottanta dalla ceramista svizzera Evelyne Porret, oggi il villaggio è rinomato per le sue botteghe artigianali e le caratteristiche case dipinte.
La regione ospita inoltre significativi siti archeologici, incluso il tempio di Qasr Qarun, dedicato al dio coccodrillo Sobek, una divinità particolarmente venerata nelle oasi.
Il sito di Karanis, risalente all'epoca tolemaica, sebbene in uno stato di conservazione più modesto, offre uno sguardo affascinante sulla vita nell'antico Egitto.
Il paesaggio del Fayyum si caratterizza per un mosaico unico di elementi naturali: dalle sinuose dune desertiche ai verdeggianti campi agricoli.
La regione mantiene ancora oggi la sua importanza agricola, producendo una varietà di frutti, tra cui uva, fichi e olive.
I contadini locali preservano metodi tradizionali di coltivazione, utilizzando ancora l'aratro come facevano i loro antenati.